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Giovani e genitori | italiadeicomuni.org

Una trasformazione auspicabile nella società italiana: la presa in possesso della politica da parte dei giovani come sistema di crescita.


Alle Famiglie dal cittadino comune Mario Malaguti.

Ho letto una definizione simpatica riferita al trio di politici di carriera Casini, Fini e Rutelli. Il pezzo scritto da Giancarlo Perna può essere consultato nel quotidiano Il legno storto, o salvato in formato pdf.

Dopo una divertente lettura, alcune considerazioni a partire dalla prima che riguarda la rassegnazione del cittadino comune che tutto sopporta e tutto mantiene.

Mi illudo che sia possibile sollecitare le famiglie dei cittadini comuni con l'esortazione a fare quanto basta per attingere alla politica di casa e in essa realizzare soluzioni transitorie per i giovani, supportati da giovani e dalle loro famiglie, quanto più allargate possibile.

I giovani devono acquisire dalla pratica tutte le esperienze che servono per vivere. Perché non occuparsi anche di politica in periodi alterni, assolutamente non continuativi, nell'attività di governo o di opposizione?

Notoriamente l'attività politica è retribuita, e pare anche bene, o molto bene. Allora perché i genitori di primo e secondo grado non optano per occupare i loro giovani? E perché tra i giovani non si crea alternanza, in principal modo per individuare con i risultati della buona amministrazione i più dotati? Quelli da riproporre in incarichi successivi, di maggior respiro.

Nonni, genitori, figli in età per provare hanno un'alternativa al solito, qualunque sia il sistema di voto in essere. Entrare ove è possibile ed occupare ogni possibile posizione. Con l'appoggio di genitori e nonni, nonché dei giovani.

L'adulto che si ponesse la questione dell'esperienza che ancora non si è ben formata nel proprio giovane, dovrebbe considerare a chi affida la propria fiducia, da chissà quante tornate elettorali. Posto il proprio giovane a confronto con un eletto di attuale sistema, quest'ultimo merita più fiducia del giovane di casa o del quartiere?

 

 


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La politica.

La politica è l'arte di governare la società. Il termine si applica tanto alla attività di chi si trova a governare quanto al confronto ideale finalizzato all'accesso all'attività di governo o di opposizione.

Rinnovamento.

Se i giovani e i genitori e i nonni aspettano un rinnovamento da parte degli eletti con gli attuali sistemi elettorali, hanno sicuramente garantita la rinuncia a un loro diritto di costituire "maggioranza". Se nelle famiglie si entra ovunque è possibile entrare, entro un certo periodo si forma la maggioranza ed il gioco di incaricare i giovani sarebbe fatto. Occorre entrare nelle organizzazioni esistenti e non formarne di nuove. I mezzi sono disponibili in ciò che già esiste. Si tratta di entrare, in qualunque modo, e una volta entrati far valere il proprio consenso e il numero che da esso proviene. Quindi a casa i carrieristi e al loro posto i giovani, da quelli ai primi incarichi in su a quelli che hanno già dimostrato buone qualità.

Ho sbagliato.

Dove ho sempre sbagliato: nelle mie scelte in politica sono restato fedele a un'idea!

Oltre a questo mi sono limitato ad esercitare il diritto di voto. Adesso ritengo che occorre iscriversi in una organizzazione, tanto politica quanto sindacale, e dall'interno operare attivamente, al minimo, nel partecipare nella scelta dei candidati. Se questa partecipazione "dall'interno" diventasse presenza molto diffusa, le candidature potrebbero favorire il rinnovo, orientandosi sui giovani e rendendo impossibili il fossilizzarsi delle carriere nell'organizzazione. Una candidatura che si rinnova concorre a invecchiare la capacità di rinnovamento.