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Italia dei comuni: dottrina e giurisprudenza.

Necessarie la dottrina e la giurisprudenza, ma l'efficienza e l'immediatezza dove si accompagnano con l'esperienza?

 

Due definizioni ai fini di questa pagina:

La dottrina giuridica: Tra tanti spunti possibile riporto questo passo da Gino Rubini :"Insigni giuristi si sono esercitati all'infinito per decidere se il Rls Rappresentante dei lavoratori per la sicurezza sul lavoro è figura di rappresentanza sindacale o rappresentanza di "scopo" con valenza quasi istituzionale. Non pare, al momento, che sia venuto fuori granché di concreto."

La Giurisprudenza: Per essa si intende la scienza del diritto, ma anche i criteri seguiti da una magistratura nell'applicazione delle norme, nonché l'insieme delle sentenze emesse da una magistratura. Secondo una definizione di Ulpiano - fu fra i basilari esponenti della giurisprudenza romana del suo tempo; basilarità dovuta alla formulazione e alla sistemazione di molte norme del diritto amministrativo, diritto civile romano dell’epoca, che rimangono tutt’oggi a fondamento del diritto moderno e materia di studio nelle facoltà di giurisprudenza - la giurisprudenza, nella prima delle accezioni sopra evidenziate, è la conoscenza delle realtà umane e divine, scienza del giusto e dell'ingiusto.

Nel Diritto Romano Iuris prudentia era la scienza del diritto, in origine monopolio del collegio sacerdotale dei pontefici, cui competeva la determinazione delle norme di diritto (ius): la loro opera, che si pronunciava su casi concreti, formalmente appariva ricognitiva dello ius, ma in realtà creava ius, procedendo alla sua determinazione non solo sulla base degli usi tradizionali (mores maiorum), ma anche di valutazioni in via equitativa, che portavano ad adeguare la norma di volta in volta alle esigenze. Si assisteva così ad una interpretazione continuamente evolutiva per opera della giurisprudenza pontificale, che si arricchì poi man mano di nuovi istituti, mantenendosi nel solco degli istituti tradizionali.
Il monopolio pontificale della giurisprudenza dura sino al III secolo a.C., lasciando luogo ad analoga attività di interpretazione da parte della giurisprudenza laica, aperta a chiunque abbia acquisito prestigio per la propria personale competenza nella materia.

Nel Diritto Vigente: Il termine è usato in tutte e tre le accezioni evidenziate all'inizio. In particolare in Italia le facoltà universitarie relative sono ufficialmente denominate di Giurisprudenza così come la laurea magistrale che rilasciano (all'estero si preferisce invece utilizzare la denominazione di Leggi [Law] termine che nei paesi anglosassoni assume un'accezione ben differente da Right ovvero il diritto).
Si indica poi la giurisprudenza come pratica fonte di conoscenza giuridica, che consiste nel complesso di decisioni giudiziarie che si sono avute in merito all'interpretazione o all'applicazione di un principio del diritto. Nei tempi passati, ed ancor oggi in alcuni sistemi giuridici quali quelli anglosassoni, gli effetti della decisione giudiziaria sono simili a quelli della legislazione.
Nel diritto italiano la sentenza del giudice è vincolante solo nei confronti delle parti circa la controversia.
Va comunque ricordato che specialmente le sentenze delle corti più alte non hanno solo un valore morale fondato sulla sapienza dei giudicanti, ma hanno anche grande importanza pratica come argomento psicologico: si conosce infatti la tendenza naturale degli uomini di uniformarsi a decisioni precedenti o superiori, corrispondente in parte alla funzione nomofilattica dell'unica Corte di Cassazione che assicura uniformità di indirizzo nell'applicazione della giustizia (in particolare, nelle sentenze emanate dalle sezioni unite).
Nel nostro sistema, l'autorità della giurisprudenza dovrebbe essere soltanto indiretta, ma la pratica insegna che sempre più gli indirizzi giurisprudenziali assumono carattere ed importanza simile a quella di una dichiarazione del legislatore. Si deve inoltre riconoscere all'elaborazione giudiziaria il merito di aver creato concezioni nuove che rispondono alle mutevoli esigenze che contraddistinguono il nostro tempo.


Al Governo Italiano dal cittadino comune Mario Malaguti.

 

Non so fare la somma di quanti si dedicano, con mio contributo reale di contribuente, alla dottrina giuridica, alle professioni giuridiche, all'attività legislativa, ma presumo che il Paese mantenga un grande numero di cittadini impegnati in queste funzioni. Mi chiedo quanto rendono al Paese queste attività sicuramente indispensabili.

E istintivamente sono portato a sostenere che questi signori rendono poco, se non molto poco. Costituiscono una categoria di privilegiati, retribuiti bene, che forse mancano di concretezza. Nelle due definizioni che precedono si legge che giuristi si sono esercitati all'infinito per decidere una definizione, ma alla fine l'hanno definita? Se non hanno definito la definizione tutto il sistema Paese paga a causa di una normativa emanata evidentemente non in modo efficace, e in più pagano i diretti interessati, per i quali, in quel caso, si è pensato a un rappresentante dei lavoratori per la sicurezza sul lavoro, ma ci si è fermati, spendendo tante parole, per produrre un testo che non fornisce un orientamento chiaro e di sicura lettura e interpretazione, quindi di applicazione.

Poi si legge che nei tempi passati, ed ancor oggi in alcuni sistemi giuridici quali quelli anglosassoni, gli effetti della decisione giudiziaria sono simili a quelli della legislazione. Nel diritto italiano la sentenza del giudice è vincolante solo nei confronti delle parti circa la controversia. E aggiungo: che qualità di sentenza hanno ricevuto le parti e chi controlla la carriera, in base alle sentenze e ai tempi per produrle, di chi è pagato per emetterle?

Ciò che io cittadino ritengo di dover pretendere dal mio Governo è l'efficienza.

Più il governo introduce efficienza e più il Sistema Paese si evolve. Diventa efficiente. Ammette meno gli inefficienti. Risparmia ed investe meglio le risorse a favore di tutti.

Ma il Governo è costituito da un numero contenuto di persone. Di gran lunga superiore è il numero degli occupati in dottrina giuridica, in magistratura e in funzioni legislative. Tutte persone che non comunicano tra loro? Che non si trovano su un caso che lascia possibili diverse decisioni e non provvedono a proporre un adeguato miglioramento?

Un giudice emette sentenza di fallimento di un imprenditore. Ma come ha fatto ad arrivare al fallimento questo signore? Il caso non insegna nulla al fine di migliorare il sistema, per esempio del credito? Poteva fallire quell'imprenditore se avesse dovuto operare esclusivamente pagando a pronta cassa o in un sistema che equivalga?

A seguito di quella sentenza di fallimento il Sistema Paese non ritiene di intervenire per migliorare i rapporti tra operatori economici che non sanno, evidentemente, organizzarsi tra loro meglio al fine di concedere credito solo in modo che garantisca il buon fine del ciclo finanziario?

Organizzazioni sindacali dattoriali meno efficaci del necessario e di quelle dei Lavoratori? Per me molto meno efficaci, formate da figure che non emergono.

Come può un Paese promettere un sistema di vita migliore se consente il fallimento di un imprenditore e di sicuro un motivo in più di evasione fiscale?

Chi favorisce evasione fiscale e ricorso al credito senza un valido controllo? Senza pensarci io sostengo che la responsabilità prima risiede negli Istituti di Credito, sicuramente decaduti in qualità poi nell'Agenzia delle Entrate (un carrozzone che non produce da sempre) e infine nei creditori, fornitori a credito senza capacità di organizzarsi per il controllo.

continua


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Premiata l'efficienza.

Criticato il politico carrierista, chi opera nella Pubblica amministrazione e nella Guardia di Finanza, potrei anche ottenere che nel "Registro dei brunetta" si iscrivessero i politici dell'opposizione, i carrieristi, gli impiegati pubblici e i finanzieri, potendo essi al pari del cittadino comune, saper individuare tutto quello che non va, contribuendo a eliminarlo e acquisendo "punteggio" utile per la carriera.
Tutti siamo alla fine cittadini comuni e tutti subiamo torti e costi insopportabili per mala amministrazione pubblica. Nessuno ne è escluso nel quotidiano e solo una società che tutti contribuissimo a organizzarsi in modo sempre più efficace, costituirebbe vantaggi universali.

Rinnovamento.

Risparmia l'obolo e la carità comunque praticati e al loro posto contribuisci apportando sana critica e vigilanza, opposizione verso i furbi, presenza e idee per come si può e si deve amministrare meglio. Con quanto si risparmia dal pretendere buona amministrazione, si sana il debito pubblico e si riduce il carico fiscale, contemporaneamente migliorando la qualità della vita nostra e del resto del mondo al quale offriamo l'esempio.

Lo si chiami come meglio si riterrà il "Registro dei brunetta", il nome conta poco e invece l'idea di premiare il cittadino comune che si attivi, non per protestare più o meno in modo efficace, ma per segnalare il fatto e proporre la correzione a evitare lo sperpero di risorse, di tempo e di denaro. Evitare la segnalazione del disservizio o peggio e descrivendo il preciso fatto produrre una costruttiva proposta correttiva. Nel "Registro dei brunetta" non si dovranno accumulare segnalazioni di fatti che non vanno, ma al contrario dal fatto, contestato o meno per come legge consente, indicare una soluzione.

Il "Registro dei brunetta" non potrà essere affidato alla Pubblica amministrazione sempre tenace a non mollare le proprie posizioni, e a comporre il "Registro dei brunetta" dovrebbero partecipare quando prima elementi selezionati di provato affidamento e gli stessi brunetta più efficienti e attivi. L'amministrazione della cosa pubblica è cosa seria che non può essere delegata a chi in essa fa carriera.
Equivale a affidare la propria vita, i propri cari, i propri beni, le proprie attese a un estraneo che per noi non può umanamente avere alcun interesse. Troppo rischioso, ma è quanto facciamo quotidianamente.