Discussioni in Facebook: la democrazia | italiadeicomuni.org
Sui temi della povertà, della fame e della democrazia nel gruppo di Facebook Mestiere di Cittadino.
Tina: Democrazia per quanto ricordo è "to the people, for the people, by the people". Cioé il cittadino elegge rappresentanti per la sua protezione. Ma quando i rappresentanti parlano in un modo ed agiscono in un altro, come fa il cittadino a mantenere la sua fiducia nella politica? Tutte le promesse fatte sono a vuoto. Le promesse vengono solo fatte per pacificare ed arrivare dove il rappresentante vuole arrivare. Il rappresentante eletto lavora solo per se stesso non per i cittadini che lo hanno messo in quella posizione.
Bisogna trovare il modo di riportare il potere nelle mani dei cittadini e ristabilire la classe media che ha creato la prosperità delle nazioni. Sembra che la classe media lavoratrice oggi voglia essere distrutta a beneficio dei non lavoratori. Qualcuno mi spieghi il motivo per la povertà politica creata dai nostri rappresentanti per cambiare le leggi, girandole contro i propri cittadini.
Mario: Condivido l'affermazione che il rappresentante eletto lavora solo per se stesso e non per i suoi elettori che avrebbero interesse a riprendersi l'esercizio del potere.
Condivido anche la constatazione che "i non lavoratori" traggono benefici a carico dei lavoratori.
Il cittadino "comune", quello che produce e mantiene oltre che se stesso e la sua famiglia, anche i non lavoratori e i "suoi" rappresentanti eletti nei tanti organismi e enti, ha il difetto di essere troppo preso dai suoi doveri quotidiani. Si distrae per quanto esula appena dalla propria occupazione e quindi lascia abbondanti spazi di azione per i professionisti del "io non lavoro che tanto campo ugualmente" e del "io rappresento i tuoi/MIEI interessi".
Sei un eletto? Per te è naturale curare i tuoi interessi.
Sei un non lavoratore? Per te è un'esigenza ricorrere al sussidio sociale, se basta.
Sei un cittadino comune e che produce ricchezza? Sei un rinunciatario e permetti all'eletto di non renderti conto se cura ANCHE i tuoi interessi, e permetti al non lavoratore di NON RESTITUIRE il sussidio che avrebbe dovuto costituire un soccorso temporaneo.
Se potessimo sperare in un superamento delle "colpe del cittadino comune e lavoratore" dovremmo attenderci una presa di coscienza, magari semplice e naturale, come l'evoluzione che con il tempo interviene nella famiglia, dalla quale i figli, prima o poi, si rendono autonomi. Sono quindi arrivati a produrre propria ricchezza, come sono stati educati a fare.
Dai figli il cittadino comune si aspetta il raggiungimento di "un loro avvenire" e invece non pretende un resoconto dagli eletti e non pretende il rimborso del sussidio goduto dai non lavoratori. Quel sussidio che si dovrebbe covertire in fondo permanente a favore di tutti quelli che incappassero nella perdita temporanea del lavoro, ma non esclusivamente a carico di chi lavora e invece essenzialmente a carico di chi ne ha beneficiato, anche se con impegno diluito nel tempo.
Il difficile sta sempre nell'assumere soluzioni semplici del tipo: cosa fai nel mio interesse considerato che ti ho delegato la mia rappresentanza, o come stai nell'impegno di ritrovarti una tua occupazione per ritornare a produrre un reddito e quindi iniziare a rimborsare il sussidio?
Considerato sempre che come cittadino comune mantengo tutti.
Tina: È mia opinione che la povertà mondiale è solo creata politicamente. Perché non dare a tutti un pezzetto di terra, aiutarli a costruire una casa, insegnarli a crescere il proprio cibo ed allevare le proprie bestie? L'agricoltura è l'unica soluzione per salvare il pianeta perché si consuma ciò che si produce e si ripianta ciò che si è consumato. È l'unico ciclo naturale. Perché la fame non viene mai curata in Africa con tutti gli aiuti ed i soldi mandati da tutto il mondo? La vita è una scelta se uno vuole essere indipendente trova il modo di esserlo, imparando e mettendo in pratica. Se uno vuole essere dipendente sta seduto sul proprio derrier ed aspetta un assegno dallo stato o dal governo.
Mario: Non so immedesimarmi nelle attività primarie dell'allevamento e dell'agricoltura. Non le ho mai praticate, sebbene mi affascinano.
Sono però d'accordo sulla possibilità di trovare soluzioni per rimediare alla fame nel mondo. I sistemi dipenderanno anche dai luoghi.
Deve essere vero che per scelte politiche si mantengono le persone in povertà.
Non devono essere scelte facili da praticare e credo necessitino di metodi detestabili per il semplice fatto che esistono.
Eppure la pratica deve essere diffusa e gli aiuti sicuramente vengono dirottati nell'interesse di pochi. Forse già vengono avviati con precise destinazioni a pochi. Quindi sono "aiuti" che annunciano uno scopo, ma che sono orientati ad altri fini.
Masse enormi sopportano l'onere degli aiuti, minoranze ne destinano i beneficiari effettivi, altre minoranze al servizio delle precedenti, e un'altra enorme quantità di persone resta senza il godimento degli aiuti e nel loro stato di estremo disagio. I poveri diventano strumento per attingere contributi che una minoranza deciderà a chi destinare, costituira da un altra minoranza che svolgerà il "lavoro sporco" di mmantenere in miseria
Chi può intervenire a contrastare le due minoranze che "gestiscono" gli aiuti?
Quelli che per fame non hanno la forza di sopravvivere?
Quelli che, in minoranza, dalla povertà traggono benefici?
O i molti che producono, delegano tutto e non si occupano di quanto succede?
Un errore di fondo sta nel ritenere che chi ha fame ed è povero sia destinato solo a sopportare e non arrivi mai a presentare il conto, e che chi dispone dello stretto necessario, o poco più, possa contarci anche domani, se accetta di essere sfruttato da delle minoranze che lo usano.
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- Realizzata in data 18 agosto 2009 alle ore 17,30
- Ultimo aggiornamento in data 18 maggio 2010 alle ore 19,30







