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Decreto salvaliste.


Su tante figure da chiodi e sui tanti che praticano la raccolta delle firme a sostegno di una lista, ma sostengono di non sapere come si svolge questa attività.

 

La figura da chiodi ha per sinonimo la gaffe, sebbene questo termine mi appare riduttivo, ma in compagnia con abbaglio, bestialità, cantonata, cappella, castronata, errore, figuraccia, granchio, papera, sbaglio, sproposito, svista, topica, forse si arriva prossimi a tentare di spiegare il comportamento di alcuni del Pdl impegnati a presentare le liste per le elezioni regionali del marzo 2010 in Lazio e Lombardia.

Pare che la disavventura si sia risolta con il decreto legge al quale si è affibbiato il nome di "salva liste", eppure non sono contento per quanto è accaduto in quanto è emerso un aspetto della qualità della democrazia che mi è offerta di esercitare nel mio Paese, grave perché dimostra che la democrazia è una definizione che non si addice alla realtà che mi riguarda, e grave perchè l'occasione non ha consentito a nessuno di spiegare come si gestiscono le elezioni.

Nel 2003 sono stato attivo nella presentazione di una lista per l'elezione comunale. Ho capito quanto basta per restare disinluso da tutti coloro che sono intervenuti con dichiarazioni pubbliche in questi giorni.

La presentazione di una lista potrebbe richiedere un numero minore di proponenti e un numero minore di candidati, messi assieme quasi sempre a fatica, e invece dovrebbe affidare ad una Stazione di Carabinieri il compito di accertare la formazione della lista, il possesso dei requisiti di eleggibilità e l'identità del proponente e l'apposizione della sua firma.

Il "fai da te" praticato dal sistema attuale non è patetico perché porta alle figure da chiodi, invece è sistematico esercizio di violazioni di legge, ad iniziare da chi per legge è abilitato ad autenticare la firma del proponente. La prassi dovrebbe essere questa: si raccoglie la firma, possibilmente da elettore che non l'abbia già apposta per altra lista, e DOPO si autentica la firma da parte di chi, generalmente, non vede mai di persona chi ha firmato. In altri termini l'autenticatore non accerta le generalità del sottoscrittore e non lo vede firmare.

Questo lo devono sapere tutti. Non si salva nessuno. Non deve esistere un politico che nel corso della sua esperienza non si sia dedicato nelle presentazione di liste e di quanto comporta questa attività. Escludo che esista un politico che non sappia come di raccolgono, autenticano e presentano le firma. Quindi in questi giorni tutti hanno mentito nell'attività di formazione delle liste e stanno mentendo rilasciando dichiarazioni sull'accaduto e sulla soluzione attuata. Per questa realtà non vivo nella democrazia, e accingermi ad esercitare il diritto di voto si rivela partecipare a una buffonata generalizzata dalla quale non ho vie di scampo. Il più serio dei candidati sa perfettamente come la propria lista si è formata ed è stata presentata.

In questa tornata elettorale e in tutte le precedenti, nella necessità di rispettare termini spesso impraticabili per la necessità di contattare gli elettori, evidentemente a TUTTI deve fare comodo questo stato di illegalità generalizzata, e non ho termini diversi per definire questo comportamento.

Vale per tutte le dichiarazioni raccolte e pubblicate in questi giorni: uno, due, tre, quattro, cinque.

Più lunga è stata la carriera di un eletto e meno dovrebbe fingere di cadere dalle nuvole.

 

Il dossier sul decreto dal sito del Governo.

 


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We use must and have to to say that it is necessary to do something.

Must is personal: we give our personal feelings (emotions). "You must do something." = I (the speaker) say it is necessary. I haven't phoned Ann for ages. I must phone her tonight.

Have to is impersonal. Used for facts, not for our personal feelings.

Compare: I must get up early tomorrow. There are a lot of things I want to do. I have to get up early tomorrow. I'm going away and my train leaves at 7.30.

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